Anche dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica, la Federazione Russa resta il primo paese al mondo per estensione territoriale (17 milioni di Km2) e continua a disporre di ingentissime risorse naturali e riserve di materie prime. In base alla classificazione introdotta dal nuovo Codice terriero del 2001, si calcola che il 25,7% dei terreni russi siano adibiti ad uso agricolo mentre ben il 62% del territorio è ricoperto da foreste. Le riserve idriche sono esse pure estremamente ampie, comprendendo i grandi laghi (Bajkal, Ladoga, Onega) e i bacini fluviali di Volga, Don, Amur, Lena, Enisej, Ob, Dvina e Peciora, per un volume d’acqua totale di 28.491 km3.
Agricoltura
L'agricoltura è uno dei settori in cui le riforme economiche hanno stentato maggiormente ad essere attuate, perseverando pratiche legali ed economiche tipiche dell’era sovietica. Negli anni precedenti la riforma, le imprese, anche quelle integralmente private, non godevano di alcun diritto nei confronti della terra su cui erano ubicate potendo divenire, nel migliore dei casi, beneficiarie di un contratto d’affitto per un periodo massimo di 49 anni. Preso atto delle difficoltà che tale normativa provocava al processo di transizione verso un’economia di mercato, il Parlamento russo ha varato due importanti riforme: il nuovo “codice terriero” (novembre 2001), che consente la privatizzazione esclusivamente per terreni classificati come aziendali o urbani, che rappresentano solo il 2,1% di tutti i terreni della Russia; e la Legge sulla compravendita dei terreni agricoli (giugno 2002), che per la prima volta dal 1917 consente la compra-vendita dei terreni adibiti ad uso agricolo. Il nuovo Codice vieta, tuttavia, la vendita di terreni agricoli ad entità legali estere che potranno beneficiare solo di contratti di affitto per un’estensione massima di 49 anni.
La struttura produttiva offre la prova più evidente dei ritardi e delle lacune presenti nella legislazione vigente: derivate dalla riorganizzazione delle vecchie fattorie collettive, che ne ha comportato la trasformazione in società per azioni o in cooperative, le 27.300 imprese agricole di grandi o medie dimensioni non riescono a produrre più del 43,1% del totale su 161,8 milioni di ettari di terra. Al contrario, ben il 53,9% della produzione agricola è realizzata grazie a meno di 40.000 appezzamenti individuali, assai più piccoli. Solo il 3% del totale è prodotto da fattorie private vere e proprie, le quali tuttavia non dispongono che di 13,5 milioni di ettari di terra.
A prescindere dalla necessità di una riorganizzazione produttiva delle imprese agricole, i problemi più gravi del settore rimangono: l'inadeguatezza dei salari, che nella migliore delle ipotesi sono pari alla metà della media nazionale; l’obsolescenza del parco macchine, per giunta nettamente insufficiente alle esigenze produttive; l’acuta carenza di infrastrutture, soprattutto per quel che riguarda la conservazione dei raccolti e dei prodotti agricoli, la cui percentuale di dispersione si aggira tuttora intorno al 10-20% e oltre.
La produzione agricola nel 2004 ha fatto registrare una crescita molto modesta, inferiore all'1% su base annua, mentre difficoltà analoghe attraversa il settore dell’allevamento, dove negli ultimi anni si è assistito ad un impoverimento continuo del parco zootecnico, piu’ che dimezzatosi nel decennio 1993-2003.
Industria
La struttura produttiva russa nel settore industriale risente ancora degli squilibri di epoca sovietica, con una forte prevalenza dell’industria pesante ed estrattiva rispetto a tutti gli altri comparti. Come già accennato, l'ammodernamento degli impianti costituisce il principale problema dell'industria russa. La percentuale di macchinari e impianti aventi meno di cinque anni di vita che siano in grado di garantire un adeguato apporto tecnologico e produttivo è scesa dal 29% rilevato nel 1990 ad appena il 5% degli ultimi anni. Ciò pregiudica, evidentemente, la competitività dei prodotti di fabbricazione russa, e il risveglio economico degli ultimi anni si deve perlopiù ad uno sfruttamento più intenso della capacità produttiva, risalita a livelli di utilizzazione del 40-50% dal 20-30% a cui era caduta.
Si stima di conseguenza, che l’attuale struttura produttiva russa sia vicina all’esaurimento delle possibilità di crescita se non interverranno importanti progetti di investimento per il progressivo rinnovamento degli impianti. Tale crescita dovrebbe essere favorita dalla contestuale semplificazione delle procedure burocratiche e dalla costituzione di nuove imprese, soprattutto nel campo delle tecnologie avanzate.
Servizi
A partire dai primi anni Novanta anche l’economia russa ha conosciuto un processo di terziarizzazione, con un vero e proprio balzo tra il '90 e il '95, quando il peso percentuale del settore dei servizi è passato dal 35% al 52,9% del PIL. In seguito alla crisi del '98, tuttavia, il terziario ha dato segni di affaticamento, riflettendo le difficoltà sia del commercio, sia soprattutto del settore finanziario, bancario e assicurativo. Negli stessi anni la quota del settore primario sul PIL, attestata ancora nel 1990 al 16,6%, si è ridotta fino a stabilizzarsi attorno al 6%.
Risorse naturali
Si stima che il valore delle risorse minerarie del Paese finora esplorate ammonti a oltre 28.000 miliardi di dollari. Sul totale delle riserve mondiali, il gas naturale russo rappresenta il 32,2%, il carbone il 23,3%, il petrolio il 15,7%, i metalli ferrosi il 6,8%, i non ferrosi il 6,3%, i metalli preziosi l’1%. La maggior parte delle risorse minerarie è concentrata nella Siberia Occidentale, in particolare nei territori autonomi di Jamalo-Nenets e di Khanty-Mansijsk, nonché nella regione di Kemerovo. Nella Siberia Orientale, sotto questo profilo, sono particolarmente ricche le regioni di Krasnojarsk, di Irkutsk e la Jacuzia.
In Russia è concentrato oltre l'85% delle riserve di petrolio della CSI, circa il 70% del carbone, il 66% del minerale di ferro, il 53% del rame, il 36% del piombo, il 49% dello zinco, il 95% del nickel, il 78% della bauxite, il 90% circa dello stagno, il 40% del tungsteno e del molibdeno, il 30% del mercurio, e praticamente il 100% delle riserve di diamanti, dei metalli del gruppo del platino (PMG), del tantalio, niobio e dell'apatite. Il fabbisogno industriale russo di magnesio, cromo, mercurio, zirconio e titanio viene soddisfatto quasi interamente grazie a forniture provenienti dalle altre repubbliche CSI.
Nel 1998 è stato scoperto in Siberia, nella regione di Novosibirsk, un ricco giacimento di titanio e zirconio, che probabilmente non sarà esplorato e sfruttato nel prossimo futuro a causa delle scarse risorse finanziarie disponibili. Ciò non toglie l’importanza della scoperta per l’industria russa, posto che tutti i depositi di titanio già sovietici si trovano fuori dei confini della Russia e che, di conseguenza, essa si vede costretta ad importarlo dalle repubbliche aderenti alla CSI sin dai primi anni '90.
I dati sulle riserve e sulla produzione di metalli preziosi e strategici (oro, diamanti, uranio, ecc.) sono ancora considerati segreto di Stato, ma si stima che la Alrosa, industria monopolistica del settore, estragga e produca il 25% dell’intera produzione mondiale di diamati. Nel 2003, si prevede un incremento delle estrazioni del 6,4% per una somma pari a 1,56 miliardi di dollari, l’obiettivo dichiarato è di ottenere un volume di produzione, alla fine del 2003, di 129,5 miliardi di dollari, pari ad un incremento del 22%. La produzione d’oro, d'altro canto, si aggira intorno alle 110 tonnellate l’anno, ma si stima che la capacità reale del paese sia pari ad almeno il doppio. La Russia fornisce il 70% del palladio e il 20% del platino distribuiti sul mercato mondiale e, nel complesso, le esportazioni di metalli preziosi nel 2002 hanno raggiunto i 4,7 miliardi di dollari. Sono invece noti i dati sulle riserve di altre materie prime: 2.400 milioni di tonnellate di scisti bituminosi, 13,4 milioni di grafite, 268,4 milioni di caolino, 4.500 milioni di gesso, oltre 1.000 milioni di argille refrattarie, 144,4 milioni di metri cubi di pietre da costruzione.
Infrastrutture
Uno dei freni principali allo sviluppo economico della Russia è costituito dall’insufficienza delle infrastrutture. Il sistema ferroviario (86.000 km), seppur bisognoso di essere ammodernato, riesce ancora faticosamente a far fronte alle esigenze del traffico passeggeri e merci, anche se soltanto sulla tratta tra Mosca e S. Pietroburgo operano treni veloci paragonabili a quelli occidentali, in grado di coprire la distanza in meno di cinque ore.
Il sistema stradale rimane invece del tutto inadeguato, come qualità ed estensione, al volume crescente di traffico. In Russia ci sono 584.400 Km. di strade di uso pubblico, di cui 532.400 km asfaltati. A tutt'oggi, le autostrade sono praticamente assenti in Russia, persino nel tratto che unisce Mosca e San Pietroburgo, ossia le due principali città del paese. Nel complesso, la rete stradale esistente necessita di urgente riparazione, manutenzione e ampliamento.
È infine piuttosto estesa la rete fluviale navigabile (84.600 Km di linee di navigazione), che tuttavia soprattutto nelle zone settentrionali del Paese risulta solo parzialmente utilizzabile a causa della rigidità del clima. Considerazioni analoghe valgono per i porti (i principali sono San Pietroburgo, Murmansk, Novorossijsk, Vladivostok, Nachodka) e per i circa 75 aeroporti, incluse le aerostazioni dei grandi centri come Mosca e San Pietroburgo, per le quali sono ormai necessari interventi di ammodernamento e ristrutturazione. Su questo fronte tuttavia si incontrano regolarmente difficoltà nel reperimento dei finanziamenti, imputabili tra l’altro alla mancanza di una legislazione moderna sul regime delle concessioni, che ostacola investimenti lungo termine da parte dei grandi gruppi internazionali che operano nel settore.
Le statistiche del Ministero dei trasporti evidenziano comunque un aumento costante della circolazione di merci e passeggeri negli ultimi anni, come risultato di un sistema tariffario relativamente stabile, dell’accresciuto potere d’acquisto della popolazione e dell’aumento di importanza del settore turistico.
Si presenta leggermente migliore la situazione delle infrastrutture alberghiere, sia pure limitatamente ai due maggiori centri del paese. In questo settore esistono, peraltro, vari progetti di recupero e ricostruzione attualmente in corso o in via di definizione. Per contro, negli ultimi cinque anni sono stati compiuti sensibili progressi nel campo delle telecomunicazioni, soprattutto per quel che concerne la telefonia satellitare e mobile.
Quest'ultima sta diventando uno dei settori in più rapido sviluppo, contraddistinto dalla presenza di vari operatori, sia russi che internazionali, che intrattengono spesso rapporti di reciproca cooperazione. Ne è risultata la copertura, in Gsm o in altri sistemi, di buona parte del territorio della Federazione russa. Leader del mercato russo risulta essere la Mobile TeleSystem (MTS), con 11,5 milioni di utenti (dati 2003), seguita da Megafon, BeeLine e altre compagnie minori. In merito allo sviluppo e diffusione di Internet, si registrano attualmente 7 milioni di regolari utilizzatori con un ritmo di crescita annua del 35-40%, sebbene ad utilizzare il network telematico siano, ogni anno, tra i 12 ed i 14 milioni di russi.
Le strutture e i servizi sanitari sono giudicati mediamente carenti, con un medico ogni 211 abitanti e un operatore sanitario intermedio (infermieri, ecc.) ogni 90. Vi sono nel paese 10.800 strutture ospedaliere e 21.100 ambulatori, di cui però soltanto una piccola parte presenta standard di organizzazione e attrezzature comparabili con quelli occidentali. La spesa sanitaria assorbe l’8,5% della spesa pubblica (bilancio federale consolidato 2002).
Ricerca e sviluppo
Varie stime occidentali indicano che gli standard tecnologici russi, malgrado l’inadeguatezza delle risorse finanziarie, sono mediamente elevati per quanto riguarda la ricerca e sviluppo, in particolare a livello teorico, e in specifici settori di eccellenza (aerodinamica, idrodinamica, missilistica, progettazione spaziale, computer software, costruzioni meccaniche ad uso militare, ecc.). Rimangono invece carenti nel campo della ricerca operativa e delle applicazioni industriali, quali la microelettronica, la sistemistica, ecc.